|
|
June 24 Argh che paura... più che paura nervoso! Nessuno lo sa e in Bolivia il 22 giugno anche il dipartimento di Tarija (il più ricco di gas) ha indetto e vinto un referendum per l'autonomia, un referendum anticostituzionale che vuole riservare le immense ricchezze del paese ad una oligarchia ancora straniera, perchè mai integrata veramente con la popolazione (e si parla dei soliti 500 anni!). Adesso i dipartimenti che hanno approvato questi referendum sono 4: Santa Cruz, Beni. Pando e Tarija. Terre ricche e fertili dalle quali sono stati cacciati i legittimi proprietari con ripetute spoliazioni e furti. Così invece di progredire verso un bene comune si va verso la ricchezza sfrenata da una parte e la morte per inedia dall'altra. Qua non si parla di "mantenere" i poveri della società, ma di rinunciare a un minimo di ricchezza (ripeto non parliamo di un proprietario terriero italiano che sfrutta e vive di tutta la sua terra), rinunciare a un minimo di terra incolta per farla lavorare a contadini che non chiedono altro che coltivarla. Non chiedono altro che migliorare la situazione di un popolo, di 36 nazioni, di uno Stato. PS: com'è che come al solito non ne parla nessuno? Non ne ho trovato traccia sul sito del Corriere...
June 23 La battuta della serata: "Di Natale, detto Babbo" Grazie Roby!
June 22 Oggi sto bene...!
June 19 Ho deciso di dare a questo post un nome tratto dal famoso
poema epico di José Hernández, il Martín Fierro, che narra il viaggio di un
gaucho dalla città alla campagna e viceversa in due atti (appunto la ida e la
vuelta), potrebbe c’entrare con la nostra avventura americana?
Ecco qui i nostri “viaggi” di andata e ritorno, perché più
che di semplici trasferimenti si tratterà di vere e proprie imprese durante le
quali il gruppo verrà messo a dura prova!
Viaggio di andata – La ida Partenza ore 13,30 da Milano MPX (anche se saremo li già da
3 ore, per evitare overbooking etc…), direzione São Paulo do Brasil! Il volo
durerà 8 ore (o 11, non ho ancora capito se c’è il fuso) e alle 20,35 saremo in
Brasile! Dopo una nottata nell’albergo appena fuori dall’aeroporto Guarulhos,
alle 15,30 belli pimpanti pronti per andare in Paraguay. Arrivo un’ora e mezza
dopo ad Asunción (capitale del suddetto), il tempo di uno scalo veloce e via verso
la Bolivia!
Arrivati finalmente a Santa Cruz, fertile terra di latifondi e malaria, ci
viene a recuperare il nostro volontario del servizio civile, Marco, che si
smazza con noi 10 ore di pullman-cuccetta (quello dove “si dovrebbe” poter
dormire). Così che la mattina del 25 luglio (credo) saremo pronti ad iniziare
la nostra avventura a Cochabamba (dove avremo appena il tempo di riprenderci
per il viaggio di ritorno).
Viaggio di ritorno – La vuelta Il giorno 16 agosto, non si sa a che ora, partiremo dall’aeroporto
di Cochabamba e arriveremo, sicuramente prima delle 6,40 (di mattina) a Santa
Cruz, sicuramente perché alle 6,40 abbiamo un altro volo per Asunción. Questa
volta 9 ore di attesa nella capitale del Paraguay (che chi spera di mettere il
piedino fuori dall’aeroporto… indovinate chi?). Alle 18,00 si riparte per il
Brasile! Di nuovo si prospetta una bella attesa (quasi un giorno intero!) e sta
volta il gruppo è già d’accordo nel visitare un pochino la terra di samba e
capoeira! Alle ore 19,10 (finalmente) si riparte per Milano e alle 11,30 del 19
agosto atterreremo nella nostra calda e umida pianura padana!
Come si vede le cose sono abbastanza relative (inoltre coi
fusi non c’ho capito niente, dovrò per forza portarmi un orologio), speriamo
che tutto quadri!
June 16 Premetto: sarà un post lungo, ma ne varrà la pena. Spero non mi chiudano il blog ;-) Ecco l’annuncio ufficiale: VADO IN BOLIVIA!
Molti lo avranno “intuito”, ad altri l’ho detto e adesso lo annuncio,
e dirò di più: VADO IN BOLIVIA CON LA CARITAS AMBROSIANA. Per lungo tempo sono rimasta
un po’ titubante sul fondamento cristiano di questa organizzazione… me ne
vergognavo pure (adesso mi vergogno ad ammetterlo). Mi sono sentita un po’
giudicata per questa scelta… insomma volevo andare in Guatemala, molto “adventure”,
ma non ho avuto gli agganci giusti, ero solissima, stanca, stressata dalla
tesi, col calo post-lauream. insomma non so bene come mi sono trovata ad un
incontro informativo, poi ad un colloquio e ad un altro colloquio… in cui
dovevo dire SI o NO. E ho detto si. Perchè... a parte che sono cristiana... Perché la
Bolivia ha un presidente indigeno, perché io amo gli
indigeni, perché ho studiato i maya guatemaltechi, ma anche i quechua, gli
aymará e i guaraní meritano la mia attenzione, perché la Bolivia (con il Guatemala)
è il paese con la maggiore percentuale indigena in America, Abya Yala. Perché l’organizzazione è una buona organizzazione,
navigata, radicata, ben strutturata. Pago. Si perché vado a fare volontariato,
ma i Cantieri della Solidarietà NON sono
un volontariato che “risolve i problemi del «terzo mondo»” (necessarie le
doppie virgolette). Come in realtà forse non fa nessun tipo di volontariato. È un’esperienza,
un viaggio, una vacanza di servizio (non facile, non estremo). Pago. Si PAGO 1.500
EURO. E non vedo perché non dovrei pagare. Me lo posso permettere, è una mia
scelta (sono le mie mance di laurea) e non voglio che nessun altro paghi per
una mia esperienza, quando quei 1.500 vanno a coprire viaggio, vitto, alloggio,
trasferimenti, assicurazione. E io sto 4 settimane. È giusto. Questo viaggio mi
darà la possibilità di conoscere (come le vacanze nei resort… però se dici che
vai in resort nessuno ti guarda stranito come se dici che “vai con la Caritas”), di conoscere un
paese meraviglioso a metà tra le Ande e l’Amazzonia, a Cochabamba. Suona tutto
un po’ di giustificazione, ma io di queste cose sono davvero convinta! E vi rintronerò di racconti!
Capita per caso che durante uno dei colloqui mi parlino
dello Sportello di Accoglienza Immigrati della Caritas, che ne vale pena, che
mi potrebbe interessare… e io ci vado. Lunedì e venerdì, e non potete immaginare
quante cose si imparano e si vedono. Cose belle e brutte. Ma l’esperienza mi ha
spronato ancora di più ad andare in Bolivia con la Caritas, perché sta gente
ci si impegna davvero. Cade a fagiolo una lettera che Evo Morales (presidente della
suddetta Bolivia) ha scritto al Parlamento Europeo alla vigilia del voto sulla
direttiva contro/sugli gli stranieri (riportata - spero “anche” - da
Liberazione, edizione gratuita della sera, di oggi!),
che si verificherà mercoledì 18 giugno (domani il dibattito alle ore 20,10,
guarda te se lo devo venire a sapere da un boliviano che la mia UE sta facendo
sta roba).
Eccola qui: «Fino alla fine della Seconda guerra mondiale l'Europa è
stata un continente di emigranti. Decine di milioni di europei partirono per le
Americhe per fondare colonie, sfuggire alle carestie, alle crisi finanziarie,
alle guerre o ai totalitarismi europei e alla persecuzione delle minoranze
etniche. Oggi sto seguendo con preoccupazione l'evoluzione della
cosiddetta "direttiva rimpatri". Il testo, approvato il 5 giugno
scorso dai ministri dell'interno dei 27 paesi dell'Unione Europea, è in attesa
di essere votato il 18 giugno al Parlamento Europeo. Osservo con rammarico che
renderà drasticamente più rigide le regole di detenzione ed espulsione dei
migranti privi di documenti, a prescindere dal loro tempo di permanenza nei
paesi europei, dalla loro situazione lavorativa, dai loro legami familiari, dal
loro desiderio di integrazione e dalle loro conquiste. Gli europei arrivarono nei paesi dell'America Latina e del
Nord America in massa, senza visti né condizioni imposti dalle autorità. Furono
sempre i benvenuti, e continuano a esserlo, nei nostri paesi del continente
americano che assorbirono allora la povertà economica europea e le sue crisi
politiche. Giunsero nel nostro continente a sfruttare ricchezze e a portarle in
Europa, con costi altissimi per le popolazioni americane autoctone. Come nel
caso del nostro Cerro Rico de Potosí e delle sue favolose miniere d'argento che
rifornirono di denaro il continente europeo dal XVI al XIX secolo. Le persone,
i beni e i diritti dei migranti europei sono stati sempre rispettati. Oggi l'Unione Europea è la principale destinazione dei
migranti del mondo: ciò è il risultato della sua immagine positiva in quanto
zona di benessere e di libertà civili. L'immensa maggioranza dei migranti
giunge nell'Unione Europea per contribuire a questo benessere, non per
approfittarsene. Vengono impiegati nella realizzazione di opere pubbliche,
nell'edilizia, nei servizi alla persona e negli ospedali, tutti posti che gli europei
non possono o non vogliono occupare. Contribuiscono al dinamismo demografico
del continente europeo, a mantenere il rapporto tra attivi e inattivi che rende
possibile i suoi generosi sistemi di sicurezza sociale e dinamizzano il mercato
interno e la coesione sociale. I migranti offrono una soluzione ai problemi
demografici e finanziari dell'Unione Europea. Per noi, i nostri migranti rappresentano quell'aiuto allo
sviluppo che gli europei non ci danno – considerato che pochi paesi raggiungono
realmente l'obiettivo minimo dello 0,7% del proprio PIL in aiuti allo sviluppo.
Nel 2006 l'America
Latina ha ricevuto 68.000 milioni di dollari in rimesse familiari, cioè più di
tutti gli investimenti stranieri nei nostri paesi. A livello mondiale
raggiungono i 300.000 milioni di dollari, che superano i 104.000 milioni
concessi con gli aiuti allo sviluppo. Il mio paese, la Bolivia, ha ricevuto più
del 10% del PIL in rimesse (1100 milioni di dollari), o un terzo delle nostre
esportazioni annue di gas naturale. Questo significa che i flussi di migrazione sono benefici
sia per gli europei sia marginalmente per noi del Terzo Mondo che però perdiamo
anche milioni di persone che costituiscono la nostra manodopera qualificata,
nella quale in un modo o nell'altro i nostri Stati, benché poveri, hanno
investito risorse umane e finanziarie. Purtroppo il progetto della "direttiva rimpatri"
complica tremendamente questa realtà. Se riteniamo che ogni Stato o gruppo di
Stati possa definire le sue politiche migratorie in assoluta sovranità, non
possiamo accettare che i diritti fondamentali delle persone vengano negati ai
nostri connazionali e fratelli latinoamericani. La "direttiva rimpatri" prevede la possibilità di incarcerazione fino a 18 mesi dei
migranti senza documenti prima della loro espulsione – o
"allontanamento", secondo il termine usato dalla direttiva. 18 mesi!
Senza processo né giustizia! Nella sua forma attuale il progetto della
direttiva viola chiaramente gli articoli 2, 3, 5, 6, 7, 8 e 9 della Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani del 1948. In particolare l'articolo 13 che recita: "1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento
e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese,
incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese". E, ancor peggio, esiste la possibilità di rinchiudere madri
di famiglia e minorenni, senza tener conto della loro situazione familiare o
scolastica, in questi centri di detenzione dove sappiamo che si verificano
depressioni, scioperi della fame, suicidi. Come possiamo accettare senza
reagire che siano rinchiusi in questi campi i nostri connazionali e fratelli
latinoamericani privi di documenti, la maggior parte dei quali ha trascorso
anni lavorando e integrandosi? Dove sta oggi il dovere di intervento
umanitario? Dove sta la "libertà di movimento", la protezione contro
le detenzioni arbitrarie? Parallelamente, l'Unione Europea sta cercando di convincere la Comunità Andina
delle Nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù) a firmare un "Accordo di
Associazione" che comprende un Trattato di Libero Scambio caratterizzato
dalla stessa natura e contenuti di quelli imposti dagli Stati Uniti. Siamo
sottoposti a intense pressioni da parte della Commissione Europea, che vuole
farci accettare condizioni di profonda liberalizzazione nel commercio, nei
servizi finanziari, nella proprietà intellettuale e nei nostri servizi
pubblici. Inoltre a titolo di protezione giuridica subiamo pressioni a causa
del processo di nazionalizzazione dell'acqua, del gas e delle telecomunicazioni
realizzato nella Giornata Mondiale dei Lavoratori. La mia domanda è: in questo
caso, dove sta la "sicurezza giuridica" per le nostre donne, i nostri
adolescenti, bambini e lavoratori che cercano prospettive di una vita migliore
in Europa? Promuovere la libertà di movimento delle merci e delle
finanze, mentre assistiamo all'incarcerazione senza processo dei nostri
fratelli che hanno cercato di muoversi liberamente. Questo significa negare le
basi della libertà e dei diritti democratici. In queste condizioni, se fosse approvata la "direttiva rimpatri" ci troveremmo nell'impossibilità etica di approfondire i
negoziati con l'Unione Europea, e ci riserviamo il diritto di applicare ai
cittadini europei lo stesso regime dei visti che imposto ai boliviani dal 1°
aprile 2007, secondo il principio diplomatico della reciprocità. Finora non
abbiamo esercitato questo diritto sperando giustamente in un segnale positivo
dall'Unione Europea. Il mondo, i suoi continenti, i suoi oceani e i suoi poli
conoscono gravi difficoltà: il surriscaldamento globale, l'inquinamento, la
scomparsa lenta ma inesorabile delle risorse energetiche e delle biodiversità
mentre la fame e la povertà aumentano in tutti i paesi, rendendo più fragili le
nostre società. Trasformare i migranti, provvisti o no di documenti, in capri
espiatori di questi problemi globali non è una soluzione. Non corrisponde ad
alcuna realtà. I problemi di coesione sociale dei quali soffre l'Europa non
sono colpa dei migranti, ma il risultato del modello di sviluppo imposto dal
Nord, che distrugge il pianeta e disintegra le società degli uomini. In nome del popolo della Bolivia, di tutti i miei fratelli
del continente e delle regioni del mondo come il Maghreb, l'Asia e i paesi
africani, mi richiamo alla coscienza dei governanti e dei deputati europei, dei
loro popoli, cittadini e attivisti d'Europa, perché non sia approvato il testo
della "direttiva rimpatri". Come la conosciamo oggi, questa è una direttiva della
vergogna. Chiedo inoltre all'Unione Europea di elaborare, nei prossimi mesi,
una politica migratoria rispettosa dei diritti umani che permetta di mantenere
questo slancio positivo per entrambi i continenti e che ripaghi una volta per
tutte il tremendo debito storico che i paesi dell'Europa hanno nei confronti di
gran parte del Terzo Mondo, chiudendo subito le vene ancora aperte dell'America
Latina. Oggi le loro "politiche di integrazione" non possono fallire
come hanno fatto con la presunta "missione civilizzatrice" al tempo
delle colonie. A tutti voi, autorità, europarlamentari, compagne e
compagni, invio saluti fraterni dalla Bolivia. E in particolare la nostra
solidarietà a tutti i "clandestini".»
Evo Morales Ayma - Presidente della Repubblica di Bolivia
LINK: Versione originale in spagnolo Traduzione di Manuela Vittorelli (rispetto all’originale
ho solo sostituito la parola “ritorno”, tradotto letteralmente dallo spagnolo “retorno”,
con la parola “rimpatrio”, come trovato su Liberazione e come da sito del
Parlamento Europeo, inoltre secondo rende decisamente meglio.) Per la par condicio ecco l'estratto a "comunicato stampa" della suddetta "direttiva rimpatri":
«Il Parlamento si pronuncerà sulla direttiva che stabilisce
norme comuni sulla detenzione e il rimpatrio degli immigrati clandestini,
promuovendo anche il ritorno volontario. La proposta tratta anche dei periodi
massimi di custodia e di un divieto comune di reingresso in tutta l'UE degli
immigrati già espulsi, garantendo al contempo il rispetto dei diritti umani.
Applicandosi la procedura di codecisione, gli emendamenti del Parlamento
risultano vincolanti. L'Unione europea sta tentando di dotarsi di una politica
comune per l'immigrazione, composta di diversi aspetti complementari: la lotta
all'immigrazione illegale (con la proposta di direttiva "rimpatri") e
la promozione dell'immigrazione legale di lavoratori qualificati (con la
proposta di direttiva sulla "Carta blu"). Il Parlamento è anche
chiamato a pronunciarsi sulla proposta di direttiva volta a sanzionare i datori
di lavoro che impiegano immigrati clandestini al fine di scoraggiare il lavoro
nero. I deputati, inoltre, hanno visitato numerosi centri di accoglienza in
diversi Stati membri, tra cui l'Italia, per verificare il rispetto della
normativa comunitaria. Una relazione globale sul risultato di queste visite
sarà presentata in autunno alla Plenaria.
Il Primo dei testi legislativi ad approdare in Plenaria riguarda le norme
applicabili all'espulsione degli immigrati illegali, la cosiddetta
"direttiva rimpatri". Questa prevede un approccio in due tappe: un
periodo di "rimpatrio volontario", che può essere seguita da una
"decisione di rimpatrio", ossia l'allontamento. Se quest'ultima è
adottata da un'autorità giudiziaria e se si ritiene che la persona interessata
rischia di sottrarsi alla decisione, può essere deciso di collocarla in un
centro di custodia temporanea.
La direttiva stabilisce anche la durata massima di detenzione - che attualmente
è illimitata in alcuni Stati membri - e definisce degli standard comuni da
garantire per le condizioni di vita, fra cui il diritto all'assistenza medica e
all'istruzione dei bambini. Il testo prevede inoltre la limitazione del ricorso
a misure coercitive e stabilisce talune garanzie e possibilità di ricorso a
favore delle persone espulse, per evitare rimpatri arbitrari o collettivi. Una
persona espulsa, inoltre, potrebbe vedersi imporre un periodo di "divieto
di reingresso" durante il quale non potrà accedere nuovamente nel
territorio dell'UE.
Al Parlamento europeo, la commissione per le libertà civili si è pronunciata
nel settembre 2007 con la relazione di Manfred WEBER (PPE/DE, DE), ma il
relatore ha poi dato inizio a negoziati con il Consiglio e la Commissione conclusisi
con un testo di compromesso che, sostenuto da alcuni gruppi politici, è stato
successivamente avallato dai Ministri il 5 giugno. Tuttavia, altri gruppi
politici hanno denunciato l'accordo. La votazione in Plenaria resta quindi
aperta. IL TESTO APPROVATO DAL CONSIGLIO
L'accordo raggiunto in seno al Consiglio chiede agli Stati membri di prendere
tutte le necessarie misure per attuare una decisione di rimpatrio che,
comunque, deve prevedere un periodo di ritorno volontario limitato a un lasso
di tempo da sette a trenta giorni. Ciò non preclude, è precisato, la
possibilità per il cittadino del paese terzo di ritornare prima. D'altra parte,
se necessario, gli Stati membri devono estendere tale termine per un periodo
determinato per tenere conto di circostanze particolari, come la frequentazione
di una scuola da parte di un bambino o l'esistenza di vincoli familiari e
sociali. Viceversa, se vi è pericolo di fuga o se la persona pone a rischio la
sicurezza pubblica, oppure se la domanda di un permesso di soggiorno è
manifestamente infondata o fraudolenta, il periodo di ritorno volontario può
non essere concesso o può essere abbreviato.
Il compromesso raggiunto dai Ministri, dà poi agli Stati membri la facoltà di
fissare la durata del periodo di custodia temporanea che, in ogni caso, non
potrà eccedere sei mesi. Gli Stati membri, tuttavia, possono estendere tale
periodo di ulteriori 12 mesi, in conformità alla legislazione nazionale, nei
casi in cui, «malgrado tutti gli sforzi ragionevoli, le operazioni di
allontanamento sono suscettibili di durare più a lungo per mancanza di
cooperazione da parte del cittadino del paese terzo in questione o per ritardi
nell'ottenimento della documentazione necessaria da parte dei paesi terzi».
Il testo del Consiglio prevede che, durante il periodo di custodia temporanea,
siano garantiti una serie di diritti agli immigrati ivi detenuti. Più in
particolare, questi devono essere autorizzati a contattare avvocati difensori,
membri della famiglia e autorità consolari. Devono inoltre essere informati
sistematicamente in merito ai loro diritti e obblighi. Una particolare
attenzione dovrebbe essere attribuita alla situazione delle persone vulnerabili
e andrebbe fornita la necessaria assistenza medica. Inoltre, prevede che le
organizzazioni competenti nazionali, internazionali e non governative devono
poter avere la possibilità di visitare i centri di custodia temporanea.
Per quanto riguarda i minori, il testo del Consiglio riprende in ampia parte
quanto suggerito dai deputati. Più in particolare, prevede che i minori non
accompagnati e le famiglie con minori siano trattenuti in custodia temporanea
solo in casi estremi e per un periodo di tempo il più breve possibile. Inoltre,
le famiglie con bambini in attesa di allontanamento dovrebbero essere accolti
in locali separati a garanzia di un'adeguata privacy. I bambini trattenuti,
poi, hanno diritto allo svago, ivi compreso il diritto al gioco e ad attività
ricreative appropriate alla loro età e, in funzione della durata del soggiorno,
all'istruzione. I bambini non accompagnati, inoltre, dovrebbero essere
sistemati in istituti provvisti di personale e di strutture che tengono conto
delle esigenze delle persone della loro età. Più in generale «l'interesse
superiore del bambino è oggetto di una considerazione primaria nel contesto
della custodia temporanea dei bambini in attesa dell'allontanamento».
Il Consiglio prevede che provvedimenti di allontanamento comportino un divieto
di reingresso per un termine massimo di cinque anni se non è stato concesso il
periodo di ritorno volontario o se l'obbligo di rimpatrio non è stato
rispettato. Negli altri casi, il testo obbliga gli Stati membri a imporre tale
divieto. D'altra parte, è prevista la possibilità di prolungare oltre i cinque
anni tale divieto di reingresso se il cittadino in questione «rappresenta una
seria minaccia per l'ordine pubblico, per la sicurezza pubblica o per la
sicurezza nazionale». A6-0339/2007 Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo
e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri
al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente
» Manfred WEBER (PPE/DE, DE)
LINK: Versione originale Versione integrale della direttiva in pdf
A
voi posteri l'ardua sentenza... né Evo Morales né il Parlamento Europeo
sono infallibili, io credo che entrambi cerchino di fare del loro
meglio... ho sottolineato le parti più importanti SECONDO ME, ma non vorrete rinunciare al vostro DIRITTO D'OPINIONE, lasciandovi traviare dalla mia...QUINDI LEGGETE! E ricordatevi che io sto per andare in Bolivia...
SITOGRAFIA: Parlamento Europeo Caritas Ambrosiana Tlaxcala Rebelión Liberazione June 12 Sto
cedendo alla tentazione di spiegare al "popolo ignorante" la nostra
lingua. Generazioni di linguisti si struggono sul loro corollario
fondamentale: la lingua è di chi parla. Da quando la lingua è diventata
scritta, dominata da grammatiche, dizionari, professori e maestre
elementari s'è insinuato nella mente del linguista il progetto di
costruire un sistema stabile, condiviso, di facile comprensione,
accessibile a tutti (almeno a tutta la nazione)... finalmente si può
pietrificare la lingua. Basta colpi di genio, basta Alighieri o
Shakespeare che le lingue le "inventano", basta iniezioni di parole
nuove rubate alle letterature straniere. Basta. Adesso L'Accademia ha
la precedenza. E invece no: chi parla ha sempre l'ultima parola. La
dice lunga la lotta estrema dell'indicativo sul congiuntivo... Eppure il sogno di dare senso alle nostre parole, usarle tutte,
impossessarsi del significato e aprire gli occhi alla massa, fuorviata
dai giornalisti (MAI fidarsi)... è irresistibile! Ecco quindi a voi (contraddicendomi apertamente) il significato di LAICO e CATTOLICO!
LAICO 1) che, chi non appartiene al clero; che, chi non ha alcun
grado nella gerarchia della Chiesa cattolica. 2) che non dipende dal clero; che è formato da persone
appartenenti allo stato laicale. 3) religioso non ordinato sacerdote, che all’interno di una
comunità monastica svolge spec. attività manuali e profane. 4) improntato, ispirato ai principi e agli ideali del
laicismo, che, chi condivide gli ideali del laicismo; che, chi auspica
l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica. 5) di gruppo, movimento e simili, che dichiara
programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo
ideologico, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si
definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da
quello marxista; che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico
a un’ideologia. (dal Dizionario De Mauro Paravia on-line, http://www.demauroparavia.it/) BONUS ETIMOLOGICO: dal latino LÀICUS, dal greco LAIKÒS, aggettivo
formato da LÀOS, popolo, che appartiene al popolo o vive tra il popolo secolare,
contrario di Ecclesiastico (dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana
di Ottorino Pianigiani on-line, http://www.etimo.it/)
CATTOLICO 1a) della Chiesa cristiana di Roma: universale, in quanto
ogni uomo vi può fare parte: chiesa cattolica 1b) relativo alla Chiesa cristiana di Roma e alla sua
dottrina, ispirato ai principi del cattolicesimo 2) che, chi professa il cattolicesimo 3) universale: cattolica oppinione (Dante) (dal Dizionario De Mauro Paravia on-line, http://www.demauroparavia.it/) BONUS ETIMOLOGICO: dal greco KATHOLIKÒS, universale,
composto di KATÀ, particella intensiva, e ÒLOS, tutto intero (dal Vocabolario
Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani on-line, http://www.etimo.it/)
MORALE: UNO PUO' ESSERE LAICO & CATTOLICO. Scegliete
voi i significati che vi piacciono di più... io propendo per "fuori dal
clero e non influenzato da esso" e "del corpo mistico di Cristo, cioè
della Chiesa universale" (anche se qualche esponente della Chiesa
Cattolica vorrebbe avere "l'esclusiva")
June 06 Ebbene si, ho visto il film. 7 donne 7 in un cinema di Milano, secondo spettacolo. Rientro ore 2. Non ho pianto. Quasi. Però sono sconcertata dalla capacità di registi/sceneggiatori/pubblicitari/costumisti ecc. di affascinare la gente. La gente comune. Anche me. Ho pensato un bel po' durante il film... amore, amiche, futuro, le solite cose. La mia vita è caotica, come vorrei un bel programma... invece niente e non c'è verso di vivere giorno per giorno. Ogni scelta sembra fatale, un gioco di scacchi . Ogni mossa può decretare la fine. Poi non è vero che finisce, continua. Come nel film (come odio Hollywood). Però che peso. Ho 20 anni... sbagliato 23. E questo è uno sfogo ingiustificato. Saranno gli ormoni. Comunque il film è bello! Da vedere... Quest'estate le mie amiche andranno a New York e io in Bolivia.
PS. devo togliere la tv dalla camera.
|